- Bio “In pillole” di Gabriele Meucciper chi ha poco tempo, contiene lo stretto necessario- Bio “completa” di Stefano Fugazziuna delle biografie piu’ complete del web, taglio giornalistico
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BON JOVI in pillole:
- Bon Jovi sono una band proveniente dal New Jersey, Usa. - Nati nel 1983, tutt’ora in attività. - Genere: variato negli anni. Si può dire sicuramente che sono una band rock. I primi lavori hanno permesso di coniare loro un termine apposito: “hair metal”, un metal addolcito che strizza un occhio alle vendite ed al profilo commerciale. Nel corso degli anni il genere è appunto mutato: dal rock piu’ classico, al rock/pop, al rock/country. - Caratteristiche della band: ritornelli in genere di gran presa sul pubblico, carisma del front man, assoli e contro canti di Richie Sambora, grandissima abilità a suonare dal vivo, specialistica dell’unplugged. - Canzoni simbolo: Livin on a prayer (1986) ; Wanted dead or alive (1986) - Canzoni piu’ conosciute: Always (1994) ; It’s my life (2000) - Canzoni piu “hard”: If I was your mother (1992), Undivided (2002) - Canzoni amate dai fan: Something to believe in (1995), Dry county (1992), Stick to your guns (1988) - Vendite: piu’ di 100.000.000 di dischi (stime odierne si attestano intorno alle 130.000.000 unità). - Hanno inciso 10 album studio, 1 greatest hits, 1 best of live, 1 best of with a tiwist (un remake di hits in chiave soft), 2 dvd live. - I membri ufficiali sono:
Gabriele Meucci
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Biografia Completa:
Prefazione
Data la buona accoglienza ricevuta quando la mia prima edizione della biografia dei BonJovi apparve sul sito BonJovItalia, recentemente ho deciso di lavorare sulla biografia aggiungendo nuove sezioni ed espandendo e correggendo la gia’ buona base da cui partivo.
Prima di partire con la storia della band, ho pensato che era forse meglio chiarire e analizzare certe tematiche in modo tale da permettere ai lettori di comprendere meglio sia cio’ che verra’ trattato nella biografia vera e propria che permettermi di fare un poco di critica costruttiva alla band (nel significato piu’ buono del termine).
Penso che non troverete in alcuna esistente pubblicazione sui BonJovi la trattazione di argomenti presenti nella sezione Considerazioni sui BonJovi.
Stefano Chapter 1: Considerazioni sui Bon Jovi I BONJOVI E LA LORO IMMAGINE: CONTRADDIZIONE APPARENTE ? La si potrebbe semplicemente definire contradditoria e coerente allo stesso tempo. Prendi le album covers. Ai tempi di Slippery e New Jersey la band era entrata in contrasto con la casa discografica: i BonJovi erano assolutamente contrari a mettere la loro foto sulla copertina. Sambora si giustifico’ dicendo che “i media espongono gia’ abbastanza il nostro look” mentre e’ conveniente lasciare agli albums la sostanza musicale. Da CrossRoads in poi (Bounce a parte) la band compare sulla cover. Perche’? non sappiamo nulla di certo. Posso azzardare che il “servizio fotografico” di Crush sia una mossa strategica: dopo cinque anni di assenza dal grande palcoscenico la band non poteva sbagliare. Vi era un rischio concreto che il pubblico si fosse dimenticato dei Bon Jovi. Dopo tutto, cinque anni nel panorama musicale non sono forse l’equivalente di un’eternita’? Allo stesso tempo i tempi sono cambiati e lo stile doveva venir rinfrescato per attirare nuovi fans. Dunque, si tratta di un cambiamento estremo dal “non dobbiamo e non vogliamo dipendere dal nostro look, dobbiamo vedere musica, non le nostre pretty faces” degli anni 80. Contraddizione appartente, dunque, ma se si guarda piu’ a fondo si scopre che no la e’. Mi spiego. La band ha forse cercato di proteggere la propria immagine nel corso dei loro early days e solo quando erano certi di aver superato il punto di rottura e quindi essersi stabilizzati (nel 1992, per la precisione), i BonJovi hanno deciso di mettersi piu’ in mostra da quel punto di vista. Una seconda motivazione puo’ essere anche che i tempi sono cambiati ed essendo il rock degli anni 80 svanito nel nulla (le hair bands) o per lo meno non piu’ attuale, anche il look deve adeguarsi ai tempi. Stile musicale e look vanno di pari passo. I BONJOVI E IL TERMINE COMMERCIALE: UNA GLOBAL BAND Il problema e’ dare una definizione di commerciale prima di azzadare conclusioni sommarie e incorrette. Per me per musica commerciale si intende “musica di massa” ovvero proporre musica che potenzialmente raggiunga le moltitudini e che piaccia. E i BonJovi sono commerciali in questo senso. Jon&Co. si auto definiscono come “una global band” e il loro successo (maggiore all’estero rispetto agli USA dagli inizi degli anni ‘90) ne e’ prova. Le loro canzoni hanno la capacita’ di piacere a tutti (o quasi). Prendi It’s My Life o Always: piacciono a tutti: dai fans metal a quelli pop, dai fans giapponesi a quelli europei. Perche’ allora molti usano il termine commerciale con connotato negativo? C’e’ chi dice: i BonJovi sono diventati troppo commerciali dopo Always, dicono. Probabilmente la critica si rifeisce al fatto che quando si raggiunge il successo si tende a perdere creativita’ e a scrivere “tanto per scrivere, tanto si vende lo stesso”. A prescindere dai commenti e le posizioni sulla commercialita’, l’essere commerciale e’ una necessita’ dato il fatto che se non si e’ commerciali le case discografiche non ti supportano. L’EVOLUZIONE DELLO STILE La band non e’ mai stata Heavy Metal nel senso piu’ specifico del termine. Ne’ tantomeno possono definirsi come Glam o PopMetal. La band si e’ da sempre definita una rock and roll band in generale. Diciamo che il loro stile puo’ considerarsi la fusione perfetta tra rock duro e melodico. La loro formula ha segnato gli anni 80 in maniera indelebile: la combinazione tra le due correnti rock piace sia al “wannabe” rockettaro ventenne alla casalinga madre di famiglia. Ad ogni modo, e’ innegabile vi sia stata una evoluzione nello stile: dal rock anni 80 a quello contemporaneo senza mai davvero seguire le mode stilistiche dei loro colleghi. La musica dei Bon Jovi e’ contemporanea e fine a se stessa al medesimo tempo. Ed e’ proprio l’unicita’ del loro suono e la loro capacita’ di rinnovarsi gradualmente che ha permesso alla band di sopravvivere all’estinzione delle hair bands stile anni-80. Keep The Faith, il primo album degli anni 90 dei Bon Jovi, segna l’inizio di un nuovo capitolo dello stile della band. L’era delle hair bands era finito. I Nirvana con i grunge la facevano da padroni. Sebbene molti si apettavano un’altra Bad Medicine, Jon e Richie (con Desmond Child come al solito) erano consapevoli che gli anni 80 erano finiti ed era necessario cambiare. Il sound dell’album Keep The Faith e’ di conseguenza molto moderno e tuttora attuale. These Days segna l’allontanamento dal rock classico dei BonJovi sebbene rock anthems del calibro di Hey God mantengono i fans di vecchia data piu’ che contenti. Con la fine degli anni 90 i BonJovi cambiano ancora. Crush e’ “l’unione di questo stile mio molto contemporaneo che ho scoperto con Destination Anywhere e la chitarra di Richie” (JBJ). Questo stile contemporaneo e’ un rock diverso da quello di Slippery (e sarebbe stupido aspettarsi dalla band ri-clonare Slippery). Di certo moderno, non senza inni del rock (It’s my Life e Just Older) insieme alle immancabili ballate bongioviane (Thank You For Lovin’ Me) e, per certi aspetti, canzoni sempre piu’ celebrative dell’eroe di Jon: Bruce Sprigsteen (provate a comparare Two Story Town dei BonJovi e Lucky Town e l’intro di Atlantic City del Boss). Nonostante l’iniziale hype di Bounce e il rimbalzo al rock di Keep The Faith, Bounce non tradisce il passato e forse non rappresenta molte variazioni sulla formula di Crush sebbene Bounce sia decisamente piu’ heavy e duro a tratti, persino comparato ai vecchi capolavori della band. Cio’ che mette Crush e Bounce sullo stesso livello e’ la scaletta dei singoli: la rock-midtempo-ballata “scaletta” dei tre singoli e’ stata riproposta. Sebbene la stategia rispecchiasse i valori e lo stile di Crush, molti si aspettavano da Bounce non tanto canzoni diverse (un ottimo mix di heavy-midtempo rock insieme a un paio di ballate rispecchia le aspettative) ma probabilmente una differente scelta dei singoli. Discorso a parte per This Left Feels Right: pare sia destinato a rimanere un esercizio stilistico fine a se stesso. Con TLFR i Bon Jovi hanno dimostrato di saper rileggere le loro vecchie hits e a ripresentarle sotto un nuovo vestito. Sebbene l’esperimento puo’ definirsi abbastanza riuscito ed originale – e come al solito anche fuori dal coro – viene il sospetto il reale scopo di TLFR fosse quello di permettere ai Bon Jovi di sfondare la fatidica quota di cento millioni di album venduti in circa vent’anni di carriera. LA VOCE DI JON Alcuni critici musicali sostengono che le canzoni dei BonJovi sono cosi’ facili da cantare che un football team non avrebbe alcun problema a cantarle. Forse si allude al fatto che in Germania It’s my Life viene sempre performata prima del kick off delle partite di calcio. Ad ogni modo, non si puo’ nascondere che la voce non sia piu’ la medesima di 20 anni fa e che certi acuti non vengano piu’ come una volta. E pertanto non c’e’ da stupirsi se nel corso degli ultimi anni le canzoni siano piu’ basse e, quindi, un pochino piu’ cantabili anche da chi non e’ cantante di professione. Il fiato puo’ essere calato un pochino… problema risolto grazie al grande contributo e uso delle seconde voci di David Bryan e Hugh McDonald (vedi Livin’ On A Prayer live) e alla necessita’ di magari curare meglio l’aspetto musicale (arrangiamenti e sonorita’ varie ed eventuali). Cio’ nonostante date a Jon tutto il credito che si merita. Sul palco e’ scatenato piu’ che mai e pare che piu’ passa il tempo meglio riesce a gestire le moltitudini di fans fedeli di vecchia data (“the faithful”) e quelli di recente conversione (“the newly converted”) accorsi allo stadio (“Johnny’s Church of Love & Religion”) in segno di eterna gratitudine. LA CONCEZIONE DI ROCK STAR SECONDO JON BON JOVI Essere una rockstar “non e’ romantico come pensavo fosse, non e’ quella Cindarella-story, permettetemi il gioco di parole (vedi la band Cindarella, ndr), che ti hanno raccontato da bambino”. Jon sostiene che richiede essere disposti a tutto:”Se non sei disposto a lavorarci 365 giorni all’anno, 7 giorni alla settimana, 24 ore a giorno… non entrare nell’ambiente della musica (…) e’ impegnativo, non mi lamento, e’ quello che ho sempre desiderato fare. Il fatto e’ che qualcuno si deve ricordare di concederci otto ore al giorno per dormire. Tutto qui”. E se qualcuno pensa che essere una rockstar significa comportarsi come Axl Rose… questo non e’ quello che Jon e compagni sono in realta’. Non sto dicendo che Jon e Richie sono dei santi… dico solo che probabilmente hanno il senso del limite. R’n’R= drugs, women and beer? Piu’ o meno… Drugs: Jon si e’ sempre dichiarato fuori dalla droga “I don’t have the mental stability for drugs. Ai tempi di Bobby e Danny c’avevo provato ma ho capito che non facevano per me”. Richie era piu’ liberale a riguardo: “non la comperavo ma se qualcuno me la offriva non mi tiravo in dietro!”. Women: lascio il tutto alla vostra immaginazione… Beer: sebbe Jon e Richie fossero impegnate in campagne contro l’abuso di alcohol… i ragazzi “enjoyed a beer or two” (vedi Love For Sale). A proposito di beer e alcohol: Jon ricorda che al Moscow Festival del 1989… i BonJovi erano gli unici a essere rimasti piu’ sobri degli altri: “quel festival era un incubo (…) gli Scorpions kicked our asses”. Il canadese B. Adams sostiene che Jon prende tutto troppo sul serio e forse non ha tutti i torti: Jon sostiene che all’epoca di Slippery e New Jersey ha band non si era divertita come di dovere perche’ il tutto accadde di fretta “ogni giorno una nuova data veniva aggiunta”. Da cui la canzone I’ll Sleep When I’m Dead (in Keep the Faith)… Pare che solamente quando Doc McGhee (il loro manager negli anni 80) venne allontanato la band fu in grado di organizzare il loro tempo secondo I loro gusti e necessita’. ALEC JOHN SUCH E HUGH MCDONALD Per qualche motivo, i fans sembrano divisi sul rimpasto della band alla fine del 1994 ossia quando AJ Such venne sostituito da Hugh McDonald. Di fatto non si tratta di alcun ribaltone all’italiana. Alec ha segnato i BonJovi in maniera importante. Fu Alec a convincere Jon a dare a Richie una chance (quando il chitarrista designato era allora Sabo) e per di piu’ Alec e’ un amico di vecchia data di Tico Torres. Uno si potrebbe chiedere da dove salti fuori Hugh! Hugh era un amico di vecchia data di Jon… un mebro della John Bongiovi&The Wild Ones, colui al basso nella registrazione di Runaway. Il motivo della partenza di Alec verra’ trattato nella biografia in maniera piu’ dettagliata. Cio’ che e’ forse importante citare in questa sezione e’ il ruolo di Hugh nella band. Se ci avete notato Hugh compare in quasi tutti i video ma non sulle foto delle album/single covers. Non so il perche’. Ipotizzo che vi siano diritti di immagine legati al dopo Alec. Penso che a Hugh vada bene rimanere “sullo sfondo” sia per sua volonta’ sia per i motivi sopracitati anche perche’, dopo tutto, Jon non ha mai ufficialmente sostituito Alec. La questione della presenza o assenza di Hugh all’interno della band pare sempre suscitare un po’ l’ironia della stampa musicale… JON BON JOVI E IL SUO IDOLO: BRUCE SPRINGSTEEN JBJ non ha mai negato di avere un idolo: il Boss del New Jersey alias Bruce Springsteen. E non si puo’ affatto negare che Bruce abbia influenzato Jon. Per rendersi conto di tutto cio’ basta ascoltare John Bongiovi The PowerStation Years. Lo stile e’ molto Springsteeniano, rock non duro che ricorda molto nell’arrangiamento degli strumenti il materiale fine anni 70 del Boss (vedi Where The Bands Are e simili di Springsteen e canzoni di John Bongiovi come Open Your Heart o Who Said It Would Last Forever): l’influenza e’ indiscutibile (vedi l’arrangiamento del delle seconde voci, del piano, l’uso saltuario di sax e lo stile per se). Alcuni membri della critica accostarono Jon a Bruce quando usci’ New Jersey e Jon ha poi detto che “se ho fatto un errore nella mia carriera e’ stato quello di chiamare quell’album New Jersey”. Anche se personalmente non ho compreso bene cosa intendesse Jon di preciso con la sua sparata… se non che forse Jon ci sia arrivato prima a dedicare un album alla sua regione di provenienza. Per rimanere on-topic, la critica ha sempre sostenuto che canzoni come Blood On Blood sono molto legate al Bruce non tanto a livello musicale ma tematico: il tema dell’amicizia e l’uso frequente di nomi di pseudo-amici nelle canzoni dei BonJovi: Tommy&Gina compaiono in Livin’ On A Prayer e in 99 In The Shade e ri-appariranno in It’s My Life 12 anni piu’ tardi, Mary compare spesso nei testi del Boss da The River a Mary’s Place. Ma l’impact di Bruce su’ Jon non si ferma agli anni 80. Canzoni come Two Story Town (Crush, 2000) hanno affinita’ con Lucky Town e Atlantic City (specie nelle versioni live) e il b-side Hush (2000) ha links con I Wanna Be With You nell’intro. RICHIE SAMBORA E I LED ZEPPELIN I Led Zep sono gli idoli di Richie invece. Richie, che si definisce essere amico di Jimmy Page, sostiene che la band inglese abbia inventato il genere dell’heavy metal o, per lo meno, definito l’heavy metal. Richie sostiene che i Led Zeppelin siano “la band piu’ dura di sempre, non necessariamente musicalmente ma di sicuro nei contenuti. A tratti erano molto misteriosi ed oscuri e quindi heavy”. Qualche critico musicale sostiene che l’influenza dei Led Zeppelin affiori a tratti in 7800 F tramite la chitarra di Richie. Nella versione di TLFR di Wanted Dead or Alive (2003) palesi sono i riferimenti a Kasmir dei Led Zep. DESMOND CHILD e GLI ALTRI NELLE CANZONI DEI BONJOVI Fu Derek Schulman della PolyGram a presentare Desmond a Jon.Desmon ha il merito di aver insegnato a Jon “come si scrive e si lavora attorno alla canzone”. Non si puo’ togliere a Desmond il merito di essere in parte l’uomo dietro la Slippery mania. D’altra parte Desmond sapeva come scrivere rock anthems (vedi la sua collaborazione con i Kiss) e dopo il successo di Slippery e New Jersey (piu’ di 50 milioni di copie insieme) bands come Aerosmith e Metallica hanno collaborato con Child. C’e’ chi lo rimprovera di usare troppo la ‘parola’ “wo-oh” nelle canzoni. Altri sostengono, invece, che siano stati i BonJovi ad aver aggiunto il “wo-oh” nel vocabolario del rock. Il trio JBJ-Sambora-Child e’ stato riproposto in molte delle canzoni dei BonJovi degli inizi anni 90. L’esperienza di Jon con destination Anywhere ha segnato un po’ il futuro nella scrittura delle canzoni della band. Con il suo album solista Jon ha avuto l’opportunita’ di incontrare nuovi songwriters e in Crush la sola One Wild Night porta anche la firma di Desmond. Perche’? Probabilmente Jon voleva scrivere materiale con giovani songwriters (vedi Max Martin e soci) per una questione di creativita’ e per evitare di adagiarsi sui consueti canoni stilistici. Max Martin viene creditato in It’s My Life ma la sua notorieta’ con Baby One More Time della Spears ha forse compromesso ogni futura partnership: certe riviste musicali uscirono con commenti del tipo “It’s My Life: una canzone di Britney shot through Sambora’s guitar”. Comunque la band non si e’ fermata con la collaborazione con i maghi scandinavi delle canzoni pop: A. Carlssonn ha co-prodotto e co-scritto molto del materiale presente su Bounce (2002). Una figura importante e’ certamente Billy Falcon che con Jon ha collaborato su Older/Just Older, Unidivided e Bounce. Intanto, in Bounce ricompare con una certa frequenza il nome di Child (sia come co-produttore che co-autore in divers tracce), forse a significare il tanto cantato back to basics della band.
COME NASCONO LE CANZONI DI JON E RICHIE Le loro canzoni nascono attorno al titolo, il nome della canzone. Una volta trovato un titolo “giusto”, la band costruisce il ritornello e quindi poi le strofe. Il processo non e’ sempre facile, tuttavia. In Bounce compare una canzone chiamata Open All Night e ispirata al ruolo di Victor (ossia JBJ) in Ally McBeal. Jon prese la frase “I don’t wanna fall in love with you” da T. Waits e poi chiamo’ Richie e gli disse che voleva scrivere una canzone “dedicata” alla relationship tra Victor e Ally nella serie televisiva. Richie suggeri’ un title: Open All Night. Jon sostiene che “io e Richie abbiamo provato a scrive una canzone intitolata Open All Night per anni e questa volta avevamo una storia da raccontare che andava bene con quel titolo”. Si puo’ quindi dire che il titolo e la punch line principale siano alla base della stesura della canzone. A volte, pero’, certe lines tendono a ripetersi. Ai tempi di New Jersey Jon voleva scrive cosi’ tanto “bad name” che le prime sessioni nel the making of the album furono fallimentari tanto la band fosse troppo ancorata al sucesso di You Give Love A Bad Name. “Bad” ricomparve in “Bad Medicine” e il demo della hit era caratterizzato anche dal talkbox (un left-over di Livin’ On A Prayer?). Nei tempi piu’ recenti non si puo’ negare che a Jon&Co. vada a genio la parola “life”. Entrambe It’s My Life e Everyday paiono essere figlie di I’ll Sleep When I’m Dead nel ritornello con la nota punch line “I’m gonna live while I’m alive” (in “Sleep when I’m Dead” e “It’s My Life”) o la “I’m gonna live my life” di Everyday. O per quanto riguarda le ballate, “Lovin’ You” compare in due loro recenti love songs con, per di piu’, un finale molto simile. Cosa succede una volta che la canzone e’ stata scritta? Jon si definisce essere anche disposto a suonare la chitarra anche se una o due corde sono mancanti (“That’s my attitude, you know?”) “mentre Richie e’ piu’ un musician-technician ossia sia lui che Dave hanno il compito di perfezionare l’arrangiamento e fare in modo che tutti gli strumenti siano ben sincronizzati” (JBJ). JON BON JOVI: NON SOLO IL FRONTMAN DEI BONJOVI “Ora non dovrete limitarvi a comperare i miei disci ma andate a vedere anche i miei films”: il messaggio di Jon all’intervista alla RAI in occasione della Premiere italiana di U 571 a Venezia un paio di anni fa e’ pressoche’ chiaro. Il suo secondo lavoro e’ fare l’attore. Aspirazione recente? No. All’epoca del suo debutto con i BonJovi a Jon venne offerta la possibilita’ di essere il leading actor in un film (Footloose) che riscosse un buon successo e canzoni come Hollywood Dreams (PowerStation Years) non nascondono le aspirazioni di Jon. Anche se a Jon Holywood di per se non rapresenterebbe la meta o la sua destinazione finale (“provengo da Jersey, Hollywood non e’ nel mio stile”), l’essere attore e’ da sempre stata la sua seconda aspirazione. Nel 1990 comparve in Young Guns II (seppure solo per una frazione di secondi) ma e’ solamente durante la pausa tra These Days e Crush che JBJ si “scatena”. Ad esempio, lo troviamo in The Leading Man (’96), Monlight and Valentino, U-571 e Vampires Los Muertos, per citare alcuni. Jon compare anche sul piccolo schermo nelle serie televisive Sex and The City (in solo un episodio chiamato Giochi di Coppie) e in Ally McBeal. Jon ha persino recitato un cameo per una soup opera spagola (nel ruolo di un tizio chiamato Eduardo). Ma a JBJ non sempre sono piaciuti i films o serie televisive in cui e’ apparso. In Ally McBeal non si e’ divertito affatto. “Povera Calista, nel copione c’era scritto che doveva annusarmi il mio fondoschiena”. Vampires Los Muertos non fini’ neppure sugli schermi statunitensi: “Mi divertii ad andare sul set ogni giorno con il produttore e il direttore. Prometteva bene. Ma poi quando ho guardato come sarebbe venuto il tutto era solamente imbarazzante. I primi 20 minuti sono inguardabili”. A Jon non ando’ giu’ il fatto di aver dovuto rinunciare a partecipare a The Heist (“It made me fucking sick having to turn that down”) ma d’altra parte il Crush Tour era gia’ tutto bello organizzato e non lo si poteva postecipare. Il tutto sempre e lontano da Hollywood. Il 2004 doveva venir interamente dedicato al cinema ma pare che le cose siano andate diversamente. In primo luogo nessun ruolo importante e’ stato offerto a Jon. Poi, la nascita del suo quarto figlio all’inizio dell’anno e, soprattutto, l’acquisizione – insieme al suo partner Mr Spencer – del Philadelphia Soul, squadra partecipante al neonato campionato indoor di football americano. Il Philly Soul e’ una associazione che ha tre obiettivi: abbattere le barriere tra i fans e i campioni (cosa che nel vero campionato americano di football non accade), unire football al rock’n’roll e develvere ogni profitto alle famiglie meno benestanti di Philadelphia.
Chapter 2: La Storia (’80-’09) PERIODO 1980-1985 MADE IN AMERICA: Dalla Power Station alle fiamme del successo UN FUTURO PROMETTENTE “Bon Jovi” è ormai un nome noto a tutti nel panorama musicale e racchiude fan di ogni estrazione sociale e di ogni età. La band e’ stata capace di portare il Rock americano non solo tra i fans giovani ma anche tra persone non piu’ giovanissime e pure tra le case delle casalinghe, forse attratte anche dal look fotogenico del frontman dei Bon Jovi. La band, guidata dal carismatico frontman Jon, iniziò la sua avventura musicale agli inizi degli anni ‘80, ma ciò che li trasformò da una tra le tante “long haired rock and roll band” (per citare Jon in Blood In Blood) in una tra le band di maggiore successo degli ultimi 20 anni fu l’album “Slippery When Wet”, pubblicato nell’agosto del 1986. La via del successo,ad ogni modo, non è mai stata facile per nessuno. E lo stesso si può dire anche per i Bon Jovi. Anzi, per il cinque ragazzi New Jersey la strada per il successo e’ stata perfino scivolosa! Jon Bon Jovi (al secolo John Francis Bongiovi Jr., nato il 2 Marzo 1962, a Perth Amboy, New Jersey, USA) - figlio di John Bongiovi, un parrucchiere con fallite aspirazioni musicali - ha sempre mostrato un profondo interesse per la musica. “Fare il cantante è sempre stato quello che volevo fare. Sin da bambino. Io e i miei amici eravamo soliti ascoltare i Beatles e cercare di imitarli” ricorda Jon. Sua mamma era una ex bunny di Playboy. Jon ha frequentato la Sayreville High School, e come nella tradizione delle future rock star, era piuttosto vivace; la sua materia preferita era la storia, quella che meno gli andava a genio era l’inglese. Ad ogni modo quando era ancora a scuola, uno tra i suoi coetanei era David Rashbaum (più noto successivamente come David Bryan, nato il 7 Febbraio 1962, a Edison, New Jersey, USA). I due e altri amici, all’età di 16 anni, erano soliti suonare insieme nei locali alla sera e andare a scuola la mattina dopo, sempre e rigorosamente in ritardo. «Gli insegnanti ci lasciavano entrare a scuola in ritardo, senza rimproverarci», dice Jon, e aggiunge:«Perchè sapevano che eravamo stati fuori tutta la sera a suonare nei late bars o clubs come The Fast Lane». La band era solita performare qualche loro canzone piu’ alcune cover di bands molto acclamate come i Kiss e i Led Zeppelin e Jon e David suonarono anche come duo in certe occasioni. Jon cerco’ di contattare il suo idolo Springsteen per chiedergli di ascoltare il suo materiale ma “Bruce era too big too cool to really care”. Siamo quindi nel 1982-1983, Jon nei ritagli di tempo lavora prima in un Pizza Take Away, poi come usciere e uomo delle pulizie e porta borse di artisti d grido (il frontman dei Rollin’ Stones una volta usci’ dalla PowerStation in compagnia di Jon ed ebbe la bizzarra idea di dire che Jon era un nuovo membro della band!!!, ndr) presso la Power Station, uno studio discografico dove suo cugino Tony lavorava, mentre alla sera Jon continuava a comporre canzoni e a cercare una casa discografica, senza successo. Fu proprio grazie al posto di lavoro alla Powerstaion che Jon entra nell’ambiente. E nelle pause pranzo e dopo cena Jon riesce a registrare alcuni demo con praticamente qualsiasi musicista che fosse a disposizioni in quei ritagli di tempo. Tra le prime registrazioni troviamo per l’appunto Runaway (indiscrezione rivelano che la canzone venne registrata in fretta e furia e Jon riusci’ a convincere il pianista di Springsteen ad unirsi in studio per la registrazione di Runaway). Fu invece una radio chiamata WAPT a contattare Jon; a loro piacque la canzone Runaway, la quale venne inserita in una compilation “R2D2 I Wish You A Merry Christmas”. Apparentemente la compilazione conteneva alcune canzoni di band emergenti del New Jersey. E’ curioso il fatto che la canzone di Jon vennisse trasmessa attraverso le postazioni radio degli Stati Uniti con un cantante senza un contratto di alcun tipo con una casa discografica! Cosa e’ successo di quei demo registrati alla PowerStation? Alcuni di loro finirono sul primo album dei BonJovi, altri vennero pubblicati nel 1997 dal cugino Tony Bongiovi contro il volere di Jon. Tra le piu’ significative troviamo Bobby’s Girl. Si dice che Bobby sia lo stesso personaggio che compare in Blood On Blood e che Jon avesse “rubato” Dorothea all’amico Bobby! Una tra le prime band di Jon, e forse la più duratura prima della formazione dei Bon Jovi, si chiamava “John Bongiovi & The Wild Ones” e tra gli altri membri troviamo Dave Sabo alla chitarra,il suo vicino di casa che poi si unirà agli Skidd Row quando Sambora verrà assunto,e Hugh McDonald al basso, che poi verrà sostituito da Alec John Such nelle file dei Bon Jovi. David Bryan, per volontà dei suoi genitori, prosegue gli studi di conservatorio e avrebbe voluto poi studiare legge e pertanto non è tra i membri della “John Bongiovi & The Wild Ones”. La band ottiene qualche buon consenso tra il pubblico locale ma le cose si complicano dopo una pessima esibizione in occasione di un concerto di Southside Johnny. Era giunto il momento di formare una band vera e propria. Jon firmo’ per la PolyGram nel 1983: il contratto era intestato a solo Jon perche’ l’idea, per la PolyGram, iniziale era quella di aver scoperto il nuovo Springsteen. Per questo motivo sia la PolyGram che l’Atlantic volevano Jon a tutti i costi. Jon convinse David Bryan a lasciare gli studi e a unirsi a lui; alla chitarra venne confermato Dave Sabo. Rimanevano da trovare il batterista e il bassista. Fu il musicista Lance Larson a fare in modo che Jon incontrasse Tico Torres (7 Ottobre 1953, ex membro dei Franke And The Knockouts, anche se ha collaborato con una miriade di bands negli anni 70). Jon ricorda «Si, lo ricordo bene quel giorno: mi avevano proposto di andare a sentire un tale batterista di origini cubane; quando entrai nel club vidi questa batteria di colore nero,sapevo che non mi sarebbe piaciuto il batterista! Poi Tico (The Hit Man: il nomignolo si riferisce sia al suo powerful drumbeat che alla sua reputazione di assatanato picchiatore, ndr) iniziò a suonare la batteria in maniera così energica che mi promisi che il mio batterista non sarebbe stato nessun altro se non Tico!». Tico inizialmente era un po’ scettico. Aveva in passato lavorato con band relativamente note, all’epoca era sposato (primo matrimonio) e non voleva finire per passare la sua carriera in una band di sconosciuti. Infatti Tico oltre ad aver suonato con bands di tutto rispetto (note tra il pubblico attento e competente degli strip bars del New Jersey) e collaborato negli studi discografici con bands molto note e ed essendo qualche anno piu’ vecchio di Jon, il batterista non voleva fare un altro passo falso nella sua carriera. A dire il vero Jon si era fatto un po’ di reputazione con Runaway e alla fine Tico accetto’ il ruolo di batterista dato anche al fatto che vedeva in Jon una stella nascente: “oltre alle sue doti di cantante, mi convinsero anche il modo in cui performava sul palco e il modo in cui attirava a se’ le attenzione delle ragazzine”. Al basso venne assunto Alec John Such (14 Novembre 1956, ex membro dei Message) e fu proprio Alec a presentare Richie Sambora a Jon (Richie è come Jon di origini italiane). Richie Sambora (Richard Stephen Sambora, nato l’11 Luglio 1959,a Perth Amboy, New Jersey, come Alec, un membro dei Message), chiese a Jon se poteva entrare nella band ma Jon non prese sul serio la sua candidatura. «Beh, lo mandai a fanculo! Poi Alec insistette, allora gli feci suonare la chitarra (si racconta che a Richie venne data una unica possibilita’: hit or miss it, ndr). Pur avendo uno stile tutto suo, mi piacque, prima ancora che finisse la sua performance, e gli dissi: Hired! sei assunto, benvenuto tra noi!», ricorda Jon in una intervista nel 1993. Da questo momento in poi tutto accadde in fretta. Jon insieme alla band venne chiamato ad aprire i concerti di band e cantanti noti come i Kiss e Eddie Money. La band vene chiamata Bon Jovi. Inizialmente Jon la voleva chiamare Victory ma la casa discografica spinse per Bon Jovi perche’ Jon era relativamente conosciuto (data la buona accoglienza ricevuta con Runaway). La casa discografica convinse Jon a cambiare il surname da Bongiovi a Bon Jovi per “de-emphasize his Italian origins”. Degno di nota e’ il primo vero concerto dei Bon Jovi. La band “with no manager and no nothing” (tende a sottolineare Jon) performo’ davanti alla moltitudine di fans (20 mila) accordi in madison Square (NY) ad assistere al concerto dei ZZ Top. La band doveva aprire il loro concerto. “La chitarra di Richie si ruppe all’inizio dello show, e non c’era nulla che potesse salvarti davanti a 20 mila ZZ Top fans, senza neppure un album, senza manager, senza proprio nulla. E non ci siamo riusciti. (…) presi la mia chitarra e la diedi a Richie e io corsi sullo stage e fu uno show abbastanza corto ma per lo meno riuscimmo a concluderlo e a fare una buona figura” (JBJ). IL DEBUTTO ALLA GRANDE Il loro primo album, chiamato “Bon Jovi” (in origine dovrebbe essersi chiamato Tough Talk), venne pubblicato all’inizio del 1984 e il singolo “Runaway” entrò nei Top 40 nella classifica statunitense ma non riuscì a fare breccia nel mercato britannico. “She Don’t Know Me” divenne un singolo, ed è tutt’oggi l’unica canzone non scritta dai Bon Jovi presente nei loro studio-albums. La canzone non ottenne successo, forse per questo Jon giunse alla considerazione che “la band non ripeterà più una tale esperienza”. La band continuò ad aprire concerti di band come Scorpions, Whitesnake e Kiss. Tony Bongiovi, il cugino di JBJ, intento’ una causa contro la band per aver ‘sfruttato e modificato’ (secondo lui) il suo contributo. La band e Tony poi troveranno un accordo prima che la causa venisse definitivamente portata in tribunale. Jon sostiene che non conosce bene suo cugino: “la nostra famiglia e’ abbastanza grande. Tony e’ un mio cugino di secondo grado, molto piu’ vecchio di me. Davvero, non lo conosco bene. Lo ho incontrato alla Power Station perche’ facevo le pulizie nel suo studio. E ho pensato di collaborare con lui ai miei esordi per avere un appoggio, un aiuto all’inizio. L’unico motivo per cui e’ finito sul nostro primo album e’ perche’ pensavo che se conoscevo qualcuno, avrei avuto la opportunita’ di accedere agli studi di registrazione”. Per tornare a parlare dei Bon Jovi a un livello piu’ esplicitamente musicale, la critica apprezzò la prima fatica musicale dei Bon Jovi, riconoscendo che questa ‘hair band’ aveva talento e che un luminoso futuro era davanti a loro. Forse per questo motivo la Polygram si aspettava molto dal loro secondo lavoro, “7800 Degrees Fahrenheit” ma l’album non ottenne il successo che la casa discografica si aspettava. E Jon ammette: «Se l’album non ha fatto centro, è stata colpa mia: appena finito di aprire l’ultimo concerto dei Kiss, ci prendemmo quattro giorni di vacanza e poi andammo subito in studio a lavorare sui demo di Fahrenheit; fu un album fatto molto in fretta ma era l’unico modo per restare sotto i riflettori». L’album ebbe un parto travagliato, la band fece remixare l’album tre volte. In un’intervista a Classic Rock nel 2001 Jon ricorda: «C’erano dieci orribili canzoni sull’album, ma almeno erano nostre! Canzoni come “The Hardest Part Is The Night” e “Only Lonely” sono canzoni per cui sono fiero di aver scritto”. La band non stava attraversando un periodo facile. «Avevamo affittato un appartamento, tutti e cinque insieme, con il frigorifero quasi vuoto. Mio padre portò nell’appartamento alcuni materassi su cui dormire. Mia madre pensava di avere altri quattro figli chiamati Bongiovi!». L’album fu platino negli USA «Ma fu la conseguenza di tanto lavoro: per fare promozione all’album, noi membri dei Bon Jovi facemmo una promozione porta a porta! E ci andò pure male! Una volta i ladri entrarono nell’appartamento e ci rubarono gli strumenti e la cassa con i nostri risparmi!!!». La critica musicale sostenne che la band aveva talento e sarebbe diventata di notorietà mondiale ma l’album “7800 Degrees Fahrenheit” era composto di materiale piuttosto mediocre e che Jon non aveva ancora quel carisma necessario. Forse per questo motivo non si trovano in commercio i bootlegs contenenti i demo di 7800F. La band partecipò nel 1985 al “Monster Of Rock Festival” a Donington (Inghilterra), con un più che dignitoso terzo posto nella scaletta. Lo show passera’ alla storia per via dei problemi incontrati con il sound system che si ruppe per ben quattro volte: a quel punto, Jon prese la chitarra acustica e continuo’ lo show per la gioia dei fans britannici accorsi al festival! La band sarebbe poi tornata a Donington due anni dopo come headlines. Per lo meno, grazie allo status di supporting act di Kiss e ZZ Top “la band si trasformo’ in una Stadium Band (grazie al fatto che molti dei loro shows si svolgono negli stadi)” (D. Bryan) “nonostante noi non fossimo heavy metal. Voglio dire, i Kiss suonavano Kill Your Mum e noi Runaway” (Sambora).
PERIODO 1986-1989 BACKDOOR TO HEAVEN: Per caso… i padroni del mondo! LA CONSACRAZIONE CON “SLIPPERY WHEN WET” Con due album alle spalle e con un buon numero di concerti, la band si preparava a lavorare sul terzo album. Ma con alcune differenze. In primo luogo la Polygram aveva fatto sapere a Jon che gli veniva dato un ultimatum: «Make it or break it», ricorda Jon. O l’album avrà successo o perderai il nostro appoggio. E Jon era sulla stessa linea: “o l’album sara’ la nostra Born To Run o non ce la faremo mai”, sostiene il front man dei Bon Jovi in una intervista rilasciata nel 1988. Era questo il messaggio della PolyGram. L’altra grande differenza era rappresentata dal fatto che Sambora iniziava a co-scrivere più frequentemente con Jon. Richie afferma: «Ci volle un po’ per capire lo stile di Jon». In terzo luogo c’era la determinazione di voler fare bene le cose. “Nel 1985 Bryan Adams era diventato noto per aver scritto una canzone per un altro cantante; «Dannazione» - dissi - «Perchè non facciamo lo stesso anche noi? Per questo volevamo dare via Livin’ On a Prayer» ricorda Jon in una intervista alla BBC nel maggio 2000; e aggiunge: «Sapevamo che l’album ci avrebbe fatto bene, io e Richie avevamo già scritto “Wanted Dead Or Alive” e “Never Say Goodbye” (il demo ha Sambora come lead singer perche’ inizialmente la canzone non piaceva proprio a Jon, ndr)». Il loro terzo album venne intitolato “Slippery When Wet” e vide la collaborazione della band con Desmond Child, che fino a quel momento noto per aver composto canzoni insieme ai Kiss. Jon: «Derek Schulman (direttore artistico della PolyGram/Mercury) presento’ Desmond Child, scrittore musicale,che all’epoca lavorava per i Kiss e voleva scrivere con me canzoni per altri artisti e cercava di fare qualcosa di nuovo. Allora iniziammo a lavorare su alcune “loops”. Lo presentai a Richie e gli dissi che Desmond era molto bravo a fare questo e quello. Scrivemmo diverse canzoni e ci piacquero molto e alcune sono finite su Slippery”. Poi da una di quelle sessioni con Desmond vennero fuori canzoni con “Livin’ On A Prayer” (che non sarebbe dovuta finire su Slippery!!!) e “You Give Love A Bad Name”. Ci volle poco piu’ di un’ora per scrive Bad Name. La band lavoro’ su Slippery presso gli studi canadesi di Vancouver di Fairbairn: si sussura che Jon volesse collaborare con lui dopo aver ascotato un album prodotto dal Fairbairn di una band (i Black and Blue provenienti da L.A.) poco nota piu’ il contributo di Bob Rock, ingeniere del suono (fino ad allora un illustre sconosciuto). Il titolo venne cambiato da Wanted:Dead or alive a SWW. Richie e Jon stavano trascorrendo una serata in uno stripper club e dopo un paio di birre concordarono che “Wanted” era un titolo troppo serio. Il titolo Slippery venne in mente a Jon guardando le strippers: “stavano facendo la doccia e si stavano insaponando, il tutto per attirare la nostra attenzione. Il tutto mentre queste ragazze ballavano In & Out of Love, tratto dal nostro secondo album. Poi qualcuno venne fuori con il titolo Slippery When Wet. Per noi il titolo ha un significato molto piu’ sporco del semplice cartello segnaletico!!!”. La band decise di non mettere alcuna band-picture sulla copertina della band perche’, come poi spieghera’ nel 1988, <<la nostra band deve vendere il contenuto musicale e non le nostre ‘pretty faces’(…) la casa discografica ‘they don’t appreciate it but they understand’>> ossia la casa discografica rispettava ma non condivideva la presa di posizione della band. Almeno cinque copertine vennero elaborate, non ultima quella in cui una ragazza con una maglietta bianca “un po’ trasparente” veniva raffigurata. Venne scartata dalla PolyGram perche’ “too sexual”. Infatti la PRMC con a capo la moglie di Al Gore (ex vice presidente degli USA durante i mandati alla Casa Bianca di Bill Clinton) la ritenne troppo offensiva. La PolyGram spinse per una foto della band ma Jon si oppose: “Ci scattarono una foto. Sembrevamo delle scimmie. Allora presi una sperficie vetrata, la ricopri’ d’acqua e con due dita ci scrissi Slippery When Wet e dissi: mettici una copertina nera con questa scritta. Here’s your album cover”… Nonostante la casa discografica fosse titubante e non proprio d’accordo con Jon &Co. L’album, il cui working title era Wanted Dead Or Alive poi abbandonato perche’ “Slippery was meant to be fun”, venne pubblicato nell’agosto 1986 e la band in quel momento stava supportando altre bands. Jon dice: «Venni a sapere che l’album si piazzò al numero uno in classifica quando ero in un mini tour con altre band: chiamai il mio manager Doc Mc Ghee da un telefono pubblico, per dirgli che tutto stava procedendo bene e lui mi disse che Slippery eveva raggiunto il vertice della classifica». Doc capì che la band su cui aveva puntato molto aveva rotto il ghiaccio ed era sulla strada del successo. Come ricompensa prese il suo aereo privato, andò dove si trovavano i ragazzi e li portò alla PolyGram per organizzare il World Tour. «Beh, scoppiò la “Slippery Mania”» - ricorda Richie Sambora, e aggiunge - «Tutti ci volevano, ogni giorno ci veniva proposto di estendere il tour». Alla fine, la band organizzò un World Tour piuttosto imponente, composto da 130 concerti. Parte del successo di Slippery e’ da dover esser attributo sia all’esperienza di Desmond Child, in parte alla miglior integrazione tra lo stile di Jon e quello di Richie nonche’ una cambiamento nell’atteggiamento della casa discografica: Sambora ricorda che “nei primi nostri due albums il nostro stile veniva distorto dai voleri e ‘consigli’ degli esperti della Mercury/PolyGram: con il terzo album il nostro atteggiamento era molto diverso: era come dire: Hey, aspetta un secondo, questo e’ il mio stile e questo e’ quello che vogliamo fare!!!!”. E poi, dopo tutto “hai tutta la tua vita per scrivere il primo album, due mesi per il secondo e poi eventualmente fai centro con il terzo (…) non enso di ricordare molto dei quei due albums: neppure se ci pagassi penso riuscirei a ricordare tutte le canzoni. Runaway ovviamente rimane impressa nella mia mente. Non sono molto sicuro per quantoriguarda il resto. Dopo tutto sono passati ben 12 anni..” (JBJ). L’album ha venduto piu’ di 20 milioni di copie, è stato l’album di maggior successo del 1987 (pur essendo stato pubblicato nel tardo ‘86), è stato l’album Heavy Metal (nel senso più generico del termine) più venduto negli anni 80. L’album diede ai Bon Jovi quella fama mondiale che i critici musicali avevano preannunciato. Dopodiché la band si prese un periodo di meritato riposo.
“NEW JERSEY” Dopo un mese di vacanza, la band decise che era ora di tornare in studio. «Il “Slippery When Wet Tour” finì alle Hawaii, e tutti noi avevamo bisogno di riposarci un attimo» ricorda Jon. In una intervista del novembre 1988 Jon ricorda: «Decidemmo di tornare in studio perchè volevamo dimostrare che siamo bravi e che non siamo solo stati fortunati con Slippery. Dico, abbiamo finito il “Slippery Tour” agli inizi dell’anno (1988) e ora siamo qui (fine del 1988) per il “New Jersey Tour”». Ad ogni modo la realizzazione di New Jersey non fu una cosa così semplice come molti potrebbero pensare. Jon ricorda: «Le prime canzoni che scrivemmo erano mediocri; avevamo paura di non essere più in grado di scrivere …Bad Name. Volevo scrivere un’altra Bad Name tanto che scrissi una canzone chiamata “Love Is War”: suonava perfetta, tanto che aveva la precisa identica chord progression di “You Give Love A Bad Name”. Eravamo preoccupati. Dovevamo scrive qualche “fucking hot song”!». La band collaboro’ ancora con Bruce Fairbairn e, ancora, nessuna foto della band venne messa sulla copertina. Per scaramanzia o perche’ e’ andata bene con Slippery? “Alcune cose non devono cambia, soprattutto quando ti sei trovato bene con certe persone l’ultima volta”. La band ritrovò la serenità necessaria e scrisse una trentina di canzoni per il nuovo album. «L’idea era di lanciare due album a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro ma la casa discografica ci convinse che era meglio fare un solo album con le migliori canzoni», ricorda Jon in una intervista dell’89. Il working title era “Songs Of Beaches” ma poi si optò per New Jersey. E Jon commenta: «Se ho fatto un errore nella mia carriera, è stato quello di chiamare l’album “New Jersey”. Qualche critico iniziò a comparare Jon a Bruce Springsteen, pure lui proveniente dal New Jersey e noto per scrivere canzoni basate sull’amicizia, in particolare se si ascolta “Blood On Blood”. Jon spiega che «Sia Bobby che Danny sono personaggi reali, miei amici di infanzia,uno fa il medico a New York e l’altro penso sia un avvocato. Canzoni come “Blood On Blood” e “Born To Be My Baby” sono basate sull’amicizia, su esperienze vissute. Sai, quando hai 16 o 17 anni quello a cui sei interessato è uscire con le ragazze, guidare la tua prima auto, ubriacarti e non certo pensare a chi accidenti sarà il prossimo presidente degli USA!». Jon sostiene che il working title di Blood On Blood era Stand By Me perche’ ispirato all’omonimo film il cui tema principale era proprio l’amicizia ai tempi dell’infanzia, gli anni selvaggi e avventurosi, li anni delle grandi compagnie. La scelta delle tracce che poi finirono sull’album hanno una loro storia particolare. Con Slippery Jon entro’ in una pizza take away vicina allo studio di registrazione e invito’ alcuni ragazzini nello studio: “pagammo loro una pizza, fornimmo loro carta e penna e furono loro a dare noi le loro 10 o 12 preferite. Con New Jersey, Bruce Fairbairn chiamo alcune babysitters e ragazzini vennero nelo studio e ci dedero il loro parere. Senza di loro canzoni come Wild Is The Wind non sarebbero mai comparse sull’album”. Perche’ questa strategia? “ perche’ noi li riceviamo gratuitamente i cd. I ragazzini lavorano una settimana intera per poi uscire al sabato a comperarsi un album. Dobbiamo dare loro qualcosa che ne valga la spesa. Lo stesso vale per i concerti. Sai, e’ costoso andare ai concerti: biglietti, un paio di birre per te e le ragazze. Per questo ci teniamo fare degli show lunghi e ben allestiti”. Canzoni come “Bad Medicine” e “I’ll Be There For You” raggiunsero il numero uno negli USA, mentre “Born To Be My Baby” si dovette accontentare di un terzo posto nelle classifiche statunitensi. A dire il vero, il progetto iniziale era quello di lanciare due albums, uno a poca distanza dall’altro. L’album II avrebbe dovuto contenere Stick To Your Guns come hit, canzone che piace molto a Sambora: “sono da sempre un grande fan dei Led Zep e dell’heavy metal in particolare. Per me sia Stick to Your Guns che Lay Your Hands On Me (scritta negli studi di registrazione, ndr) sono tra le canzoni piu’ heavy che abbiamo mai composto. La PolyGram non approvo’il progetto perche’ troppo costoso. Bad Medicine, il primo singolo, venne scritta da Jon e Richie mentre la band era i Giappone per le riprese di uno spot televisivo. Il “New Jersey World Tour” fu imponente: circa 240 concerti vennero organizzati dalla band in 23 nazioni (oltte 3 millioni di fans presero parte al Jersey Syndicate Tour). Il tour si concluse nel 1990. Vale la pena di segnalare che la band prese parte al “Moscow Festival”, il festival venne organizzato da Doc McGhee, il loro manager. Doc era stato arrestato per traffico illegale di sostanze stuperfacenti e come unico modo per evitare la gattabuia dovette prendere parte ad azione di volontariato e beneficenza. Allora organizzò un festival a Mosca a fini benefici a cui presero parte molte delle band legate a Doc Mc Ghee. Jon non dimenticherà mai quel festival: «Era un incubo: io ero uno tra i pochi che erano riusciti a restare sobri; tutte le altre band erano completamente sbronze». La ragione per cui Jon ricorderà per sempre quel festival è dovuta al fatto che gli Scorpions «Ci presero a botte!». Inoltre i Motley Crue, pure loro controllati da Doc Mc Ghee, ebbero una vivace discussione con ‘Doc’ per i fatto che i Bon Jovi erano l’attrazione maggiore del festival e perchè avevano a disposizione gli effetti pirotecnici (fuochi d’artificio), mentre loro no. Tommy Lee (batterista dei Motley Crue e forse piu’ noto per la sua relazione con Pamela Anderson, ndr) non ci pensò due volte: prese a pugni Doc e i Motley Crue decisero di cercarsi un nuovo manager. Infine Jon e Richie, supportati da Desmond Child, scrissero alcune canzoni per altre band o cantanti: quella più nota è senza dubbio “We All Sleep Alone” di Cher (che all’epoca era la fidanzata di Richie, ndr) e Jon, in particolare, si era impegnato a scovare nuovi talenti. Jon scrisse una canzone per Alice Cooper, “The Ballad Of Alice Cooper”, anche se poi non verrà mai pubblicata. Fu invece Steven Tyler degli Aerosmith a chiedere (senza riuscirci) a Jon di prestargli “Social Disease” (dall’album Slippery When Wet). Visto il successo della collaborazione Bon Jovi-Desmond Child, sia gli Aerosmith che altre note bands collaborarono con D.Child.
ALONE BUT STILL TOGETHER: Lampi di gloria e chitarristi solitari… Conclusosi il New Jersey Tour, la band decise che era ora di prendersi una pausa più lunga. «Finito il New Jersey World Tour, andai da Doc e gli comunicai che era mia intenzione prendermi un paio di anni di vacanza, ma uscendo dal suo ufficio devo ammettere che non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto». O meglio, l’intenzione di Jon era di «Andare in bicicletta, fare giardinaggio, fare qualsiasi cosa che non fosse un album dei Bon Jovi!». Le vacanze per Jon durarono poco. Gli venne proposto di scrivere una canzone per la colonna sonora di Young Guns II, un film Western. Ciò non fece altro che alimentare l’immaginazione Cowboy di Jon (presente in “Wanted Dead Or Alive” e sempre più presente in New Jersey). «Ne scrissi una, ma visto che mi piace quel genere di film, ne scrissi un’altra e poi altre ancora». A quel punto Jon andò alla PolyGram e disse che non era sua intenzione fare in modo che le canzoni di band meno note venissero accostate alle sue. Per questo motivo Jon si prese cura di scrivere da se la colonna sonora del film. Jon organizzò un Tour di modeste dimensioni (se comparato a quelli dei Bon Jovi). L’album ebbe un discreto successo, con piu’ di 3 millioni di copie vendute negli USA, e con una grande hit: “Blaze Of Glory”. Il film diede l’occasione a Jon di entrare nel mondo del cinema. Jon compare per una frazione di secondo nel film, quando, dopo circa venti minuti, in uno scontro a fuoco viene ucciso. La passione per cinema non è una cosa nuova a Jon. Nel 1984 gli venne proposto di lasciare la carriera musicale per ricoprire il ruolo di protagonista in “Footloose”. “Ero consapevole di dedicare tempo a un non-Bon Jovi-album e esplorare nuove strade per un po’ di tempo. La band e’ di certo a posto e faremo un altro record. Non voglio di certo tradire la loro fedelta’ e il rapporto che abbiamo creato negli anni passati (…) non e’ che volevo fare un album che finisse al numero uno. La casa discografica e cinematografica hanno appoggiato la mia idea e tutto qui. Questo e’ un album about me, e’ molto personale. Lo abbiamo fatto per il solo for fun”. Intanto Richie Sambora decide che è giunto anche per lui il momento di scrivere un suo album. Ed essendo il contratto tra i Bon Jovi e la PolyGram intestato a Jon Bon Jovi, Richie inizialmente trova qualche piccola difficoltà. Ottenuto il contratto, Richie pubblica “Stranger In This Town” nel 1991. L’album non ottenne successo ma fa crescere in Richie la convinzione delle proprie capacità (tra i tracks sull’album troviamo Rosie, originalmente cantata da Jon e parte dei Demo di New Jersey). Nel frattempo il bassista dei Bon Jovi, Alec John Such, in un incidente stradale si frattura la spalla e Tico inizia a interessarsi d’arte moderna. Tutti questi “episodi” non fanno altro che alimentare le speculazioni della critica musicale e della stampa secondo cui la band si fosse sciolta o che fosse sul punto di sciogliersi. All’apice della “Bon Jovi To Split” isteria, Jon ebbe pure la bizzarra idea di rilasciare una intervista nella quale sosteneva che «Se Richie pensa di aver lasciato la band, sarebbe stupido da parte sua; ad ogni modo, con o senza Richie, la band continuerà”. Recentemente Jon ha poi ammesso che «La situazione all’epoca non era certo delle migliori. Eravamo sul punto di rottura». Alla situazione negativa, il loro manager, Doc, contribuì in maniera del tutto anomala. Tico ricorda che ricevette una chiamata da Doc il quale gli disse: «Tu non hai bisogno di Jon e Richie», poi andò da Alec e gli disse lo stesso. Anzichè rimarginare le ferite, le allargò! PERIODO 1992-1996 STARTING ALL OVER AGAIN: I tempi sono cambiati… ma Roma brucia ancora Il nuovo album uscì nella seconda metà del 1992 e venne intitolato “Keep The Faith”, quasi un messaggio indirizzato ai fan: dovete ancora credere in noi! Due anni dopo il lancio di Keep The Faith, la band decise che era ora di pensare a una compilation dei loro successi. Come supporto all’album “Cross Road: The Best Of Bon Jovi”, la band pubblicò anche due nuove canzoni: “Always” e “Someday I’ll Be Saturday Night”. «Perchè abbiamo pensato al The Best Of? Basta vedere cosa abbiamo ottenuto negli ultimi 10 anni. La canzone Always la scrissi io e doveva finire come soundtrack di un mio film ma poi decisi di inserirla nella compilation come segno di gratitudine nei confronti degli altri membri», afferma Jon. “Always” si rivelò essere la piu’ grande hit dell’anno 1994. “Cross Road” arriva nella prima posizione delle classifiche di 13 paesi e nei nella Top 3 in altri 25, sta al numero uno nel Regno Unito per 6 settimane e vi rimane in classifica per 57. Il secondo singolo “Someday I’ll Be Saturday Night” viene pubblicato nel febbraio ‘95 e pur non raggiungendo i livelli di Always si difende molto bene. Ma i Bon Jovi decidono di non stare lontano dallo studio di registrazione, nonostante il grandissimo successo ottenuto da “Cross Road”. Ma alcuni cambiamenti erano in vista. Il bassista Alec John Such decise che era giunta l’ora di ritirarsi dal mondo dello spettacolo musicale. In una intervista a CLASSIC ROCK del marzo 2001 Jon Bon Jovi ha spiegato che Alec era 10 anni più vecchio di lui ed era un po’ stanco. E il motivo per cui ha lasciato la band è perchè «He couldn’t do it anymore». Inizialmente, dopo la pubblicazione del “The Best Of Bon Jovi” aveva detto a Jon: «Lavorerò in studio per il nuovo album (These Days) ma non me la sento di fare il Tour. La band poi gli fece capire che le due cose non si potevano dividere, allora lo convinsero a fare una decisione: lasciare o continuare. Tico Torres ha detto: «Shit, man, I’ve lost my virginity in his house. We’ve been friends for ages, he was a good guy. He then decided to give up, to retire». Si è ritirato e rimesso insieme a sua moglie, ha venduto tutti gli strumenti musicali, venduto le sue case e si è trasferito in un ranch in Messico. Da notare: Tutto in tono amichevole! Niente scontri o litigi! (Questo per tutti coloro che parlano di un litigio tra Alec e la band, e di seguito l’allontanamento dal gruppo). Jon Bon Jovi ha detto anche che era il membro più tranquillo e timido, ma era il membro più fedele a lui. «È un grande, dopo aver lasciato la band non ha mai sparlato di noi, anzi, ci ha sempre elogiati!». Fu Tico Torres a scegliere il successore di Alec: Hugh McDonald, il quale ha sempre collaborato con la band, in particolare con Jon, sin dai primi anni 80, quando lui scrisse alcune canzoni per la “John Bongiovi And The Wild Ones” band. Quando Jon ottenne il contratto con la Polygram in seguito al discreto successo di “Runaway” su una radio locale in New Jersey (radio che oggi non esiste più), Hugh era al Basso. È stata, penso, la scelta piu’ logica. Forse in seguito al successo della mega ballata Always, la band pubblica nel giugno 1995 un’altra ballata come primo singolo dal nuovo album “These Days”. L’album riscuote un discreto successo in Europa ma fallisce nell’impressionare il pubblico Nordamericano e la critica musicale, la quale ritiene che la band abbia perso un po’ di motivazione e voglia di fare. L’album rappresenta un marcato cambiamento di stile rispetto allo stesso “Keep The Faith”: si tratta di un rock meno duro, decisamente più melodico. La band riesce a vendere 5 millioni di copie del loro album (ora ha superato quota 10), viene premiata da MTV come la miglior band e come miglior rock (Kerrang, una rivista musicale, ne uscira’ con un parere contrario… premiando These Days come il peggior album dell’anno). Seppure Jon inizialmente si ritiene soddisfatto del nuovo album, i pareri sembrano diversi. Come controprova la band decide di prendersi una pausa, che durerà cinque anni, e raramente Jon&Co suoneranno canzoni tratte dall’album These Days nel corso dei Crush/One Wild Night World Tour. “Something For The Pain” si dimostra essere la hit principale dell’album. Diamond Ring risale al 1988 ma venne pubblicata solo nel 95 secondo il volere di Jon: la canzone pressoche’ acustica, non venne pubblicata su New Jersey perche’ “molto differente dallo stile di quell’album” e forse per via della tematica trattata, forse piu’ coerente con lo stile e le tematiche di These Days. Se l’abum ha magari mancato le aspettative di molti fan, ciò non si può di certo dire delle live performance. Bon Jovi live non è mai stato così importante come nel 95-96 World Tour. La band eguaglia un record dei Rolling Stones: riempire il Wembley Stadium per tre sere di fila: 75 mila persone per serata. Conclusosi il “These Days World Tour”, la band decide di prendersi una pausa ma ancora una volta per Jon e Richie non si tratta di una vera e propria vacanza.
PERIODO 1997-1999 DESTINATION HOLLYWOOD: Anime da scoprire e destinazioni ignote… la nuova era solista Sul finire del 1997 Jon pubblica il suo secondo solo album intitolato “Destination Anywhere”. L’album, come del resto “Blaze Of Glory”, non segue il solco dello stile più propriamente Bon Jovi; lo si può considerare il disco più “Europeo” di Jon, un po’ sperimentale, “con uno stile molto contemporaneo” (JBJ) e con un arrangiamento un po’ stile U2. Significativa la canzone “August 7,4:15″, dedicata e ispirata alla giovane figlia del suo manager Paul Korzilius, scomparsa in in incidente stradale. Il 1998 vede come protagonista Richie, il quale pubblica il suo secondo album solista, “Undiscovered Soul“, il quale passa praticamente inosservato; Richie spiega così «La casa discografica era in un momento di transizione, stavamo passando da un’etichetta all’altra, perciò non riuscimmo a fare una buona promozione all’album». Ma ciò che ha reso Jon più famoso nella seconda metà degli anni ‘90, è stata la sua carriera cinematografica. A parte il film, o sarebbe meglio definirlo clip, ispirato al suo solo album “Destination Anywhere”, Jon prende parte a film come “Moonlight And Valentino”, “Pay It Forward”, “U-571″. Debutta anche sul piccolo schermo (”Sex And The City” e “Ally McBeal”, quest’ultimo verrà mandato in onda in Europa nel corso del 2002).
PERIODO 2000-2009 BOUNCING BACK AGAIN: Vent’anni insieme e 100 milioni di… grazie!. Il vento di Nashville Particolarmente significativo è la partecipazione di Jon al film “U-571″. Mentre il cast del film era impegnato a Malta per le riprese del film di guerra, a Jon venne fatto sapere che un tale di nome Max Martin aveva intenzione di collaborare (a livello musicale) con Jon. Ma Jon non prese sul serio la proposta: «Chi non vorrebbe lavorare con me?». Poi Jon accettò e con Richie e Max Martin lavorarò su una canzone chiamata “It’s My Life”. «Il ragazzo ha classe, dategli tutto il credito che si merita; è sempre stato un nostro fans e ci chiede di riscrivere in chiave moderna una delle nostre hits» dirà poi Jon. La band temeva sugli effetti “negativi” della collaborazione. «Max scrisse “Baby One More Time” per Britney Spears, ma noi collaborammo con lui quando la canzone doveva essere ancora pubblicata e nessuno sapeva ancora chi Britney fosse». Una volta scritta “It’s My Life”, la band mise la canzone in soffitta e iniziò a lavorare su un nuovo album “ex-novo”. Secondo quando ha detto Jon, «Quando ci riunimmo io portai 30 canzoni e dissi: ecco qui il nuovo album! Poi con la band ne scrivemmo altre 30, tra le quali “Say It Isn’t So” e “Captain Crash & The Beauty Queen From Mars”». La band pubblicò il nuovo album nel maggio 2000, ma Jon afferma «Se la casa discografica non fosse stata impegnata in grandi cambiamenti interni, forse l’album sarebbe potuto uscire nel 1999». Il nuovo album venne intitolato “Crush” («Lo abbiamo chiamato Crush perchè ti puoi innamorare della tua ragazza, del tuo animale domestico, ma ti puoi innamorare anche dei…Bon Jovi!»). “It’s My Life” si rivela la più grande hit dell’album, raggiunge il numero uno in Europa e alla fine dell’anno sarà il terzo singolo più venduto in Europa. Il singolo diventa cosi’ tanto popolare in Germania che e’ diventato una sorta di inno da stadio (la canzone viene spesso suonata prima degli avvenimenti sportivi). “Crush” venderà circa 8 millioni di copie per il mondo, e sarà tra i 10 albums di maggiore successo del 2000. “Say It Isn’t So” e “Thank You For Loving Me” si rivelano essere relativamente di successo; entrambe le canzoni si fermane al numero 10 nella classifica Europea. Nel maggio 2001 la band pubblica il primo disco live: in “One Wild Night: Live 1985-2001” oltre al remix di “One Wild Night” (già presente in Crush nella versione originale, ndr), la band inserisce delle live performance tratte da diversi concerti, la maggior parte delle quali tratte da date del “Crush Tour 2000″. La raccolta include due cover songs: “Rockin’ In The Free World (Johannesburg, Sud Africa, 1995, registrata pochi giorni dopo che N.Mandela venne rilasciato dalle carceri) e “I Don’t Like Mondays” (Wembley Stadium, Londra, Inghilterra, 1995: duetto con Bob Geldof). Il live album non soddisfa pero’ tutti. Apparentemente (secondoquanto riportato da Jon) la scelta dei brani e’ stata effettuata da Obie O’Brien (il loro produttore) e la scelta di pubblicare un solo cd come raccolta e’ giustificata dal fatto che “la casa discografica e’ cheap (scadente)” (Jon Bon Jovi sulla Universal Music). La realta’ e’ che la Universal music si trova in difficolta’ finanziarie. La band termina il tour con due imponenti serate nella loro ‘hometown’(per rubare una parola cara a Bruce Springsteen!), il New Jersey: il concerto i rivela essere un finale alla grande per il loro Tour. La band aveva previsto di ricomiciare a lavorare su un nuovo studio-album a Settembre ma i tragici eventi dell’11-9-2001 hanno fatto si’ che la in particolare jon e Richie partecipassero alle varie manifestazioni di supporto alle innocenti vittime degli attentati a NY City e Washington DC. Tali eventi hanno forse fatto slittare di un paio di mesi la scaletta di lavoro (inizialmente si parlava di fine luglio come data della pubblicazione del nuovo album). La band ha iniziato a lavorare su “Bounce” a fine ottobre 2001, il cui working title e’ stato confermato essere poi il nome ufficiale della loro ultima fatica musicale, scrivendo una trentina di canzoni, alcune delle quail, come ‘Undivided’ (inizialmente battezzata ‘One’ ) e ‘Cryin’, chiaramente ispirare all’11 settembre: “Certi fatti sono fonte di straordinaria ispirazione per noi artisti” spieghera’ poi Richie nel dicembre 2001. L’album, Bounce per l’appunto, sta a indicare un ‘rimbalzo’ per i Bon Jovi in fatto di stile musicale (un ritorno al rock dopo il rock fin troppo melodico di Crush) e per gli americani come nazione (secondo il parere di Jon). Il primo singolo, ‘Everyday’, pur non presentando tematiche direttamente legate a September 11, sotto la pelle presenta un contenuto profondo ( ‘change, everybody is feeling strange, never gonna be the same again, makes you wonder…’etc). ‘Bounce’ ci fa riscoprire l’abilita’ di Jon&Co. di saper raccontare storie e scrivere canzoni ispirate alla vita di tutti I giorni e di, in definitiva, saper trarre da situazioni negative la spinta giusta per risalire (un po’ come viene cantato nel titletrack ‘Bounce’ (“the title track was more the title in the first place and then it became that of the Country”) e anche in ‘Hook me up’, canzone dedicata e ispirata alla gioventu’ palestinese, desiderosa e impaziente di contattare il mondo esterno). Sebbene durante la sua fase di gestazione gli eventi del 9-11 sono state le tematiche piu’ ricorrenti, al momento della pubblicazione di Bounce ben poco risalto e’ stato dato alla cosa (se chiedete in giro tutti vi diranno che solo Springsteen ha scritto un qualcosa sull’11 settembre) e probabilmente e’ stata una scelta studiata. “Non volevamo fare un album sul 9-11; that’s a bad idea. We felt we needed to acknowledge what happened but many other things happened to us over the last year” (JBJ, agosto 2002). Ad ogni modo l’impatto degli atti terroristici ha davvero lasciato il segno su Jon in particolare. Come sapete, Jon non ha mai digerito l’atteggiamento dei repubblicani e apparentemente non si trova molto d’accordo neppure con Bush jr. (lo ha definito come “pazzo” e “idiota”… Jon e’ andato sul pesante!). In settembre 2002, quando la crisi Iraq era agli inizi, Jon in occasione dello show londinese si e’ schieato apertamente e contro l’amministrazione Bush e contro la guerra in generale: “alla luce di qello che e’ accaduto in New York l’anno scorso, guardare i palazzi bruciare dalla spiaggia del New Jersey e’ stata una esperienza drammatica (…) e penso che questa sia da esempio prima di andare alle armi e andare in quanche deserto a combattere senza un motivo preciso”. L’album ripresenta anche il tema ‘cowboy’ tanto caro a Jon (in ‘Right side of wrong’ si racconta di una vicenda da ‘cowboys contemporanei’ e musicalmente vi sono legami con ‘Santa Fe’). Purtroppo non tutti i fans sono d’accordo con la strategia della casa discografica per quanto riguarda sia la scelta dei singoli quanto i supporto pubblicitario ricevuto dalla band. Jon ha ammesso che la scelta di proporre Misunderstood come secondo singolo non e’ stata una sua scelta. Sambora ha poi espresso la sua veritiera opinione circa la scelta del terzo singolo: All About Lovin’ You. Secondo indiscrezione Richie avrebbe preferito The Distance a una ballata che non propone tematiche nuove (un qualcosa a meta’ strada tra Never Say GoodBye e Thank you For Lovin’ Me). Ad ogni modo, The Distance e’ stata pubblicata in Giappone come terzo singolo. E se l’intento dei Bon Jovi e’ quello di riportarsi musicalmente su un ‘quasi-back-to-basics’, si puo’ dire che ci siano riusciti egregiamente! Anzi, probabilmente Jon&Co. hanno riportato I fans sul loro “scivoloso” (slippery?!) passato: un (quasi) ritorno deciso al rock in chiave decisamente moderna senza pero’ dover tradire il loro passato! Il 2003 ci ha regalato una chicca: una rielaborazione in chiave in quasi acustica in fatto di stile ed arrangiamenti delle grandi hit della band, la quale ha permesso ai Bon Jovi di superare il traguardo delle cento millioni di albums vendute in circa vent’anni di carriera. L’album, intitolato “This Left Feels Right” (TLFR), doveva inizialmente cotenere due nuove canzoni, successivamente poi escluse dalla tracklist per via di alcuni contrasti sorti tra Jon e il management della casa discografica in merito alla politica aziendale della Universal Music. Di conseguenza, nessun singolo e’ stato pubblica a supporto della compilation (con la sola esclusione di It’s My Life 2003 in Germania). Quanto e’ curioso circa TLFR e’ il fatto che la band doveva inizialmente pubblicare un doppio cd live acustico basato sullo show interamente acustico tenutosi a Yokohama nel gennaio 2003. Ma la band lo cestino’ (“It was just ok, not great”) e mentre stava touring in Europa, registro’ alcune versioni acustiche in studio ad Amsterdam e Jon contatto’ Pat Leonard per lavorare su un paio di tracce per completare il lavoro acustico. Ma Pat convinse Jon & Co. a prendere un nuovo approcio e interpretare vecchie hit con nuovi stile come se la band non le avesse mai sentite prima. Il risultato e’ TLFR, realizzato in una ventina di giorni e caratterizzato da maxi-sessioni (Sambora era sempre il primo a presentarsi in studio… alle sette di mattina!!!!) Ma le sorprese non finiscono qui! Il 2004 ci dovrebbe regalare altre sorprese. Oltre al live quasi acustico (realizzato sulla falsa-riga di This Left Feels Right) e pubblicato su dvd in febbraio, il boxset (in onore del loro 20 anno di attivita’ e dei cento milioni di albums venduti in giro per il mondo) verra’ pubblicato il 15-16 novembre. Obie O’Brien ha lavorato sul progetto per oltre due anni. La raccolta, intitolata “100,000,000 Bon Jovi Fans Can’t Be Wrong” – sulla falsa-riga di Elvis – contiene quattro CDs e un DVD. I CD contengono tracce inedite e mai pubblicate in precedenza oltre ad alcuni b-sides che i fans piu’ incalliti dovrebbero essere gia’ in possesso. Si tratta di una raccolta molto anticonvenzionale (“Non voglio fare un semplice The Best Of e rimasterizzare materiale che avete gia’!”: JBJ), un vero e proprio regalo ai fans fedeli del quintetto del New Jersey. Come nel caso del periodo a cavallo tra OWN 1995-2001 e Bounce, Sambora aveva intenzione di pubblicare del materiale solta nel dopo-TLFR ma, ancora una volta, Mr Bluesman ha dovuto ricredersi probabilmente per due motivi precisi: la politica aziendale della Universal (forse non disposta a un’ulteriore sforzo economico vista la pubblicazione di un corposo box-set) e la decisione della band (o meglio, di Jon) di lavorare in studio su un nuovo album – poi divenuto “Have A Nice Day” - la cui commercializzazione era inizialmente fissata per la primavera del 2005, salvo poi venir posticipata all’autunno per permettere alla band - dopo velate pressioni esercitate dalla casa discografica - di rimaneggiare e quindi rendere il prodotto finale piu’ “moderno”. Caratterizzato da un sound grintoso e dalla quasi totale mancanza di una vera e propria ballata, “Have A Nice Day” ha riscosso un buon successo a livello internazionale. Lanciato dall’omonimo primo singolo e da un tour che ha toccato l’Europa, gli USA e l’Oriente, la vera hit ad aver lasciato un segno indelebile e’ stata “Who Says You Can’t Go Home” che, nella versione americana del singolo, e’ stato pubblicato nel formato di un duetto con Jennifer Nettles, la lead singer del gruppo “new country” Sugarland. La canzone ha riscosso cosi’ tanto successo da permettere ai Bon Jovi di diventare la prima rock band a vincere una nomination per una award country. Il successo e’ stato cosi’ importante per i Bon Jovi a tal punto da convincere la band a cimentarsi nel “new country” con “Lost Highway”. Inizialmente concepito come un album country nel vero senso del termine, il prodotto finale - pubblicato nell’estate del 2007 - e’ in realta’ un album alla Bon Jovi con diversi richiami country. Nonostante nessuno dei due singoli di punta (Make A Memory e Lost Highway) abbia ottenuto un gran successo commerciale, l’album si e’ difeso bene e permettendo alla band di piazzare la loro ultima fatica musicale alla posizione numero uno nelle classifiche statunitensi per la prima volta in 20 anni (l’ultima volta fu con “New Jersey”). Recuperato giusto in tempo Sambora, dopo un periodo piuttosto travagliato sfociato nell’alcolismo in seguito alla separazione dalla ex moglie, la rottura di una pirotecnica storia d’amore con Denis Richards - la band ha aperto i battenti del Lost Highway Tour con una decina di date nello stato del New Jersey per poi proseguire a suon di record di incassi in giro per gli altri continenti del pianeta. UNO SGUARDO AL FUTURO: Il futuro si preannuncia interessante. La band attualmente si sta godendo un meritato riposo ma gia’ corrono voci sui loro prossimi progetti: proprio nel 2009 si festeggiano i 25 anni di carriera dei Bon Jovi. L’occasione per un secondo best of?. David Bryan lascia però intuire che a fine anno, massimo inizi del 2010, ci sarà l’undicesimo album studio della band. In tutto ciò rimangono ancora da utilizzare il dvd live registrato a New York City nelle ultime due date del Lost Highway tour ed il documentario della band “When we’re beautiful”, girato anch’esso durante l’ultima gita. Che venga prodotto quindi un mega confanetto che racchiuda il tutto? O, come spesso purtroppo succede, tutto questo materiale rimarrà solo nella cassaforte di Obie O’Brien.. . Occorre pazientare ancora un po’, non troppo però!.
Stefano Fugazzi
Bibliografia: - Classic Rock, diversi numeri a partire da marzo 2001, in lingua Billman - Unofficial Biography of Bon Jovi, 1995; - un’intervista alla BBC Inglese, nel maggio 2000 in occasione della performance della band al TOP OF THE POPS; - programma su Channel 4 (Inglese) riguardante le 10 più grandi rock band americane: Marzo 2000; - Bon Jovi: X-Posed (cd intervista); - Intervista alla band in occasione del loro show a Londra in occasione del Bounce Promotion (Settembre 2002); - fonti varie, accumulate con il passare del tempo da internet - BonJovItalia/Europe Forums (I been watchin’ ya… and I’ve rocked ya all!)
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Biography
Jon Bon Jovi 
Richie Sambora
David Bryan
Tico Torres
Hugh Mc Donald (Philadelphia-USA 1950)
Alec John Such basso (Yonkers NY -USA1956)